Thursday, June 4, 2020

HM Queen Personal Flag

Her Majesty the Queen's Personal Flag for Australia 

The Queen's Personal Flag for Australia

Her Majesty Queen Elizabeth II has a special flag that is flown only on those occasions when she is visiting Australia. The flag was approved by Her Majesty on 20 September 1962 and first used during the 1963 royal visit.

The flag consists of the Commonwealth Coat of Arms with a large gold seven-pointed Federation Star overlapping it in the centre. Within the Federation Star is Her Majesty's initial 'E' in gold, and above it rests a stylised St Edward crown, enclosed by a garland (a 'chaplet') of gold roses and set on a blue roundel.

Her Majesty's personal flag for Australia is used in the same way as the Royal Standard in the United Kingdom.

The flag is to be broken in HMA Ships, or on official buildings or in enclosures only on occasions when Her Majesty the Queen is actually present. The exception to this rule is parades on shore in honour of the Sovereign's birthday, when the flag, if available, is to be flown even if Her Majesty is not present. When it is flown on or outside a building, no other flag should be flown with it.


HMAS Torrens (II) acted as the Escort for the Royal Squadron in September 1981. Members of ship's company can be seen here, preparing to hoist Her Majesty's personal flag.  

When the sovereign embarks in one of HMA Ships or boats the distinguishing flag or pennant of any Flag Officer or Commodore which may be flying in that vessel is to be shifted to another. In a private ship the masthead pennant is always displaced when the standard is broken.

Her Majesty Queen Elizabeth II is ferried across Lake Burley Griffin in Canberra during the 2011 Royal Visit. Note the presence of her personal flag flying in the bows of the royal barge.
Her Majesty Queen Elizabeth II is ferried across Lake Burley Griffin in Canberra during the 2011 Royal Visit. Note the presence of her personal flag flying in the bows of the royal barge.
Her Majesty Queen Elizabeth II is ferried across Lake Burley Griffin in Canberra during the 2011 Royal Visit. Note the presence of her personal flag flying in the bows of the royal barge.
Her Majesty Queen Elizabeth II is ferried across Lake Burley Griffin in Canberra during the 2011 Royal Visit. Note the presence of her personal flag flying in the bows of the royal barge.

Sunday, May 31, 2020

Nobili e notabili


Re: Nobili e notabili

Messaggioda Andrew Martin Garvey » sabato 27 dicembre 2014, 13:11 

Posso agiungere qualcosa riguardante l'Inghilterra per un confronto.
In generale in Inghilterra si divideva i ceti sociali "notabili" in: nobili, gentry e clergy. Nobile si intende soltanto i capo famiglia con un titolo che dava il direitto ad un seggio nella Camera Alta del Parlamento (House of Lords) (i figli non erano considerati nobili anch se godevana di titoli nobilari di cortesia). 
Tuti sanno che il grande Sir Winston CHurchill non fu nobile nel senso britannico ma senz'altro apparteneva al ceto del "gentry" suo padre godeva di un titolo per cortesia essendo figlio di un duca.
Neppure i baronetti (una sorta di cavalierato ereditario) che hanno i titolo di Sir come i cavalieri grand ufficiali o gran croce, sono nobili nel senzo inglese. 
In Inghilterra i membri della "gentry", che potremmo equipolare alla nobiltà minore non titolata, sono coloro che hanno beni terrieri di una certa entità (che chi dice di qualche migliaia di ettari), quasi sempre uno stemma gentilizza ereditaria registrato preso il College of Arms e anche incarchi ufficiali di nomina regia (ad esempio giudice di pace (magistrati non stipendiati e quasi mai laureati in legge), lord lieutenant o vice-lord lieutenant della contea (l'atuale GM SMOM Frà Matthew Festing è un Vice Lord Lieutenant della Contea di Northumberland, o sceriffo) e speso hanno signorie di manieri (Lord of the Manor). 
I primi gradini nei ranghi precedenza sono i gentlemen ed gli esquires. Il trattamento di gentleman è concesso a coloro che sono laureati, hanno un incarico ufficiale di nomina regia, ad esempio gli ufficiali ineriori (sotttenenti e tenenti) dell'esercito, gli solicitors (una sorta di avvocato). Gli esquires sono coloro che hano sempre incarichi ufficiali di nomina regia i giudici di pace, ufficiali delle forze armate (dal grado di capitano in su). Gli insigniti di ordini cavallereschi. Io sono più propenso a considerare gli ufficiali (officers) ed i semplici cavalieri (member) come gentlemen, anche se nelle lettere patenti questi sono indicati come esquires, mentre dal grado di commendatore (companion o commander) sono esquires. Non vi sono ordini cavalereschi di sfera britannica che conferiscono la nobiltà.
Il Lord of the Manor era quasi sempre un gentleman ma poteva anche essere un esquire, ma poteva anche essere un contadino arricchito. Oggi giorno chi ha compra il titolo di LOrd of the Manor è un vanitoso arricchito che vuole avere un titolo a tutti i costi ma tale titolo non ha nessuna valenza legale o certamente no da nessuna posizione sociale. Detto ciò vi sono anche coloro che ottengono un Lordship of the Manor per motivi storici perchè il maniero apparteneva ad un avo o perchè collegato in altro modo. Personalmente, per motivi storici-sportivi non mi dispiacerebbe essere il Lord of the Manor of Hambledon nel Hampshire perchè tale villaggio è dove viene fondato il giouco di cricket! Pare che il tennista Boris Beker abbia acquistato il Maniero di Wimbledon dalla famiglia Spencer:
I profesionisti quali gli avvocati, medici non appartengono alla nobiltà e neppure, nella maggior parte dei casi, alla gentry. Però, spesso essi avevano il trattamento di cortesia di gentleman o esquire, ma senza un incarico o nomina da parte della Corona (commission ecc...) in cui era indicato il nome seguito del rango di gentleman o esquire questi profesionisti non potevano considerarsi membri della gentry.
Per quanto concerne il SMOM, il genealogista, Lord Henry Norreys mi ha spiegato che si può eventualmente entrare nel grado di Cav di Grazia e Devozione se si può dimostare di discendere da un avo che godeva di trattamenti di esquire o gentleman cent'ani fa. Cioè il bisavolo era almeno un gentleman e che i suoi discnedenti lo erano pure. Il modo di dimostrare ciò e attraverso uno stemma gentilizzo concesso all'avo oppure la produzione di documenti ufficiali in cui gli avi sono indicati come gentlemen.
Forse l'ho già detto altrove ma mi piace ricordare le parole di Giacomo VI & I: "io posso creare nobili ma solo il Signore può creare un gentleman".
Andrew Martin Garvey

Sunday, April 19, 2020

Smom nobilta per grazia magistrale e nobilta dopo tre generazione di Grazia Magistrale

e: SMOC, SMOM e nobiltà derivata.

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 12 gennaio 2016, 19:04 

Il Cappellano Capo del Gran Priorato SMOM di Roma Mons. Natale Loda scrive per quanto riguarda l'Ordine di Malta che "la carta costituzionale se da una parte non disconosce l'antica accettazione della nobiltà del sangue, tuttavia ha accolto il principio della nobiltà personale che consiste in una conformazione esemplare della vita agli insegnamenti e ai precetti della chiesa dedicandosi alla missione nelle attività dell'Ordine stesso. La nobiltà personale viene riconosciuta per grazia magistrale."

In questo senso è interessante quanto più volte affermato nel forum (seppur sembra che non esista regola scritta) sul fatto che dopo tre generazioni di cavalieri di Grazia Magistrale si possa esser ricevuti per Grazia e Devozione. Significherebbe che la nobiltà personale per tre generazioni possa dar vita a un vero e proprio atto di nascita della nobiltà di una famiglia.

Saturday, April 18, 2020

Smom nobilta derivata

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 18 aprile 2020, 13:59 

Magda de Pinto, La riforma della Carta Costituzionale e del Codice del Sovrano Militare Ordine di Malta, in Odegitria, XVII (2010), p. 171-218 ha scritto:È sempre il Gran Maestro de Mojana, infine, a definire il carattere "nobiliare" dell'Ordine e a renderlo comprensibile nella moderna mentalità: «nobiltà, nel senso tradizionale del termine, è il pubblico riconoscimento che si attesta a chi si è distinto per particolari virtù generosamente spese per alti ideali»23. Questo carattere, che completa la natura della "Tradizione Melitense", compare nel Capitolo Generale di Margat del 1204-1206, occasione in cui il Gran Maestro Alfonso di Portogallo avviò il reclutamento degli Ospedalieri nel ceto nobile. Di fatto, il documento più antico che menziona il carattere nobiliare dell'Ordine risale al Capitolo generale di San Giovanni d'Acri del 1262, non essendovi fino a tal momento altre prove che dimostrino la presenza di un divieto d'ingresso in esso a soggetti di nascita non gentilizia24. Grazie a tale risoluzione prende avvio la legislazione araldica sui requisiti nobiliari e l'Ordine diviene un sodalizio quasi esclusivamente nobiliare, i cui posti di governo e di maggior prestigio sono prerogative dei membri aristocratici. Soltanto in seguito alla Rivoluzione Francese e al conseguente indebolimento dell'aristocrazia, l'antico criterio della nobiltà di sangue venne affiancato dal più moderno principio della nobiltà per Grazia Magistrale, in virtù del quale anche le persone non nobili per natali, ma meritevoli di onore per aver partecipato direttamente alle attività dell'Ordine, potevano a pieno titolo e diritto essere ammessi all'Istituzione anche se solo nella classe di merito25.
Oggi l'appartenenza al ceto nobile non è più titolo esclusivo per l'ammissione all'Ordine. L'attuale Carta Costituzionale infatti, pur non disconoscendo l'antico criterio della nobiltà di sangue, nel disciplinare i requisiti comuni necessari all'ammissione dei membri del terzo ceto, sancisce all'art.108, § 2, che «La presentazione delle prove nobiliari non costituisce, di per sé, diritto all'ammissione nell'Ordine». L'accesso all'Istituzione è subordinata alla valutazione della "personale nobiltà" dell'aspirante candidato. Egli sopperisce alle "mancate origini nobiliari" con vita cristiana esemplare, in virtù morali e benemerenze verso il prossimo e verso l'Ordine26. 

22 Cit. in SCARABELLI, Linee di spiritualità, p. 33-34. 
23 Ibidem, p. 36.
24 ILARI, p. 39. Sull'argomento si veda anche A. PEZZANA, L'Ordine di Malta come comunità
umana, «Responsabilità e Dialogo», 1971, n. 4, p. 32-33. 
25 GNAVI, p. 403. 
26 Codice del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di S. Giovanni di Gerusalemme, detto di
Rodi, detto di Malta 1997, art. 113

Saturday, July 13, 2019

Come diventare nobili oggi v2


Come si può agilmente arguire dalla lettura delle pagine precedenti, nonchè dalla stessa intestazione del sito, è mia ferma intenzione dare in questo luogo indicazioni pratiche, semplici, e alla portata di tutti su come acquisire un titolo nobiliare che sia giuridicamente solido e pienamente difendibile in punto di diritto dagli attacchi, sempre vili e traversi, degli immancabili aristocratici "primi della classe".

Con la stessa sincerità e semplicità, però, debbo dire che per diventare nobili oggi ci voglio molto tempo o, in alternativa, molto denaro. Non si speri, quindi, di poter acquisire un titolo ben spendibile in società collegandosi all'immancabile sito internet dove, con poche decine o al massimo qualche centinaia di euro, si acquistano improbabili pergamene di altrettanto improbabili micronazioni. 

Escludendo che chi mi legge sia tanto intimo del re Felipe VI da ricevere nei prossimi mesi un grandato di Spagna, o tanto introdotto con i Windsor da poter ragionevolmente aspirare ad un seggio alla Camera dei Lords, vado ad elencare e a tratteggiare gli unici due modi che, a mia conoscenza, consentono di acquisire uno status nobiliare inattaccabile.

1. La registrazione del proprio stemma di famiglia presso un'autorità araldica statale, e il trascorrere di almeno 100 anni per l'ottenimento della distinta civiltà.

Alcuni Stati, tanto monarchici quanto ad ordinamento repubblicano, conservano appositi uffici araldici incaricati di registrare gli stemmi dei propri cittadini, di persone ivi residenti, o comunque di individui che possano vantare una qualche forma di rapporto con il territorio dello Stato di cui i predetti uffici sono espressione. In questo senso, lo stemma viene inteso come una rappresentazione grafica del proprio nome e cognome, per ciò stesso meritevole di tutela una volta che ne vengano esplicitate le caratteristiche con la registrazione, al pari di come usualmente gli ordinamenti statuali tutelano il nome e il cognome di una persona non appena esso viene registrato all'anagrafe.
 
Gli Stati che ancora dispongono di tali uffici nella pienezza delle loro funzioni sono vari. Suggerisco di consultare la voce "heraldic authority" su Wikipedia, dove è contenuto un elenco completo di questi uffici e dove, con qualche ulteriore ricerca, sarà agevole verificare i requisiti, i tempi e i costi per la registrazione. Se non erro, i soli che consentano la registrazione degli stemmi anche agli stranieri non residenti sono l'ufficio araldico del Sudafrica e il Re d'Armi di Castiglia e Leòn, ma può darsi che ricordi male. Per gli altri si richiede la residenza se non addirittura la cittadinanza dello Stato in questione.

Comunque, al di fuori dei rari casi di usurpazione dello stemma o di contestazione dello stesso, ai nostri fini la registrazione ha il pregio di definire in maniera formale la data a partire dalla quale un esponente di una certa famiglia, e presumibilmente i suoi discendenti in linea retta, hanno iniziato a far uso di quello specifico stemma poiché regolarmente concesso da un'apposita autorità ancorché estera, e ciò al fine di iniziare a far trascorrere quei 100 anni, ossia quelle tre generazioni, che in genere si ritiene debbano passare perché una famiglia acquisisca in maniera stabile una vita "more nobilium", detta anche "distinta civiltà".

Volendo definire in parole semplici il concetto di "distinta civiltà" lo potremmo qualificare come l'utilizzo di uno stemma di famiglia per lungo tempo da parte di legittimi discendenti di colui che lo usò per primo, il tutto accompagnato da un certo benessere tale da escludere l'esercizio di mestieri vili e disonorevoli (le cosiddette "arti meccaniche"). Il possesso di uno stemma e il non esercizio di arti meccaniche conferivano infatti, in Antico Regime, uno stato in un certo qual modo equiparato di fatto alla nobiltà e definito "more nobilium". Praticamente le famiglie benestanti e stemmate dopo un certo tempo (in genere tre generazioni, ossia 100 anni) finivano per essere, nella considerazione della collettività, associate a quella nobiltà pienamente detta di cui, pur non facendone formalmente parte, condividevano gli stili di vita agiati, gli usi e le costumanze.

Questa situazione, come è intuibile, non determina una piena nobiltà. Oltre alla lunghezza del tempo, assolutamente non indifferente, che separa la concessione dello stemma dal pieno e incontestabile "more nobilium", comunque tale stato resta sempre "di fatto", ossia privo di una formalizzazione, al di fuori della semplice concessione dello stemma, che certifichi il pieno ingresso della famiglia in questione nel ceto nobiliare. 

Ad ogni modo, potendolo fare, io consiglio sempre di adoperarsi per registrare il proprio stemma presso una delle autorità in questione. La spesa infatti non è mai eccessiva (in genere sempre al di sotto dei 2.000 euro), e comunque una formalizzazione dell'uso di uno stemma è sempre qualcosa che potrà essere utile nei decenni seguenti. 

2. L'acquisto dell'unico titolo nobiliare ancora legalmente reperibile, ossia quello scozzese di "baron".

A questa via, assolutamente la "regina viarum" tra le strade che conducono a nobiltà certa e generosa, dedicherò un'apposita pagina. Chi è interessato, nel mentre prepari il portafogli ad un esborso che, sebbene ingente, è tuttavia destinato a far coronare al fortunato il sogno di una vita, e cioè l'accesso al ceto nobile in maniera giusta, perfetta e regolare.

In questa sede mi limito ad un incoraggiamento finale: se volete diventare nobili, non abbiate timore a spendere una somma ingente per qualcosa di apparentemente insignificante e inconcreta come la nobiltà. Non date retta agli aristocratici con la puzza sotto al naso, o a chi vi dice che siete matti. La nobiltà, per chi ci tiene, è la cosa più gratificante che esista, costituendo la definitiva consacrazione di un'ascesa sociale fatta con onore e sacrificio nel corso di una vita.

Anzi, a dirla tutta, se siete persone che ci tengono a queste cose, l'acquisto di un titolo nobiliare è il migliore investimento che si possa fare per i propri figli e nipoti. Un titolo nobiliare, infatti, è come il vino che migliora invecchiando: esso assumerà sempre più prestigio e considerazione man mano che trascorreranno gli anni dal suo acquisto, e i sorrisi di scherno che gli stupidi vi dedicheranno nei primi anni si trasformeranno in espressioni di stupore e meraviglia tra un paio di generazioni quando i vostri discendenti non avranno più bisogno di spiegare la presenza di uno status che oramai costituirà parte integrante della loro storia e del prestigio della loro famiglia.

Inoltre, se ad oggi è ancora possibile acquistare titoli nobiliari, nel futuro chissà? La legislazione che ne contempla la compravendita è infatti sovente il residuo di normative antiche, incerte nel loro futuro prossimo. Perché aspettare dunque? Parafrasando Lorenzo il Magnifico, chi vuol esser nobile sia, che del domani non c'è certezza

Christmas 2023 - Puer natus est nobis!

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